No. Non è una questione di nostalgia, ma semplicemente una fantastica opportunità di riscatto nei confronti della buona musica, anzi del buon gusto a tutto tondo. Può piacere o non piacere, per carità. Ma, di concetto, Al Jarreau è stato uno dei più genuini ed espressivi cantanti dello scorso secolo. Unico e irripetibile come questo “Breakin’ Away”, che gli valse nel 1982, il prestigioso Grammy Award, oltre ad essere arrivato al primo posto degli album jazz e R&B e nella top ten dei coevi dischi in generale in America. Non è del resto con le charts che si fanno certi conti: il disco in questione è la riappacificazione con l’osmosi dell’alta fedeltà, quella che unisce il cuore al cervello, con la tecnica e la Tradizione. Capolavoro il precedente “This Time” uscito nel 1980, delizioso il successivo suo omonimo che fu pubblicato l’anno seguente. Memorabile la gran parte precedente della sua discografia. Decorosissimo il successivo album del 1983. Se poi capiamo perché la Musica suonasse così meravigliosamente bene all’epoca (siamo nell’anno 1981) basta rabbrividire semplicemente ad ammirare i musicisti che accompagnarono Al in questa rimarchevole avventura: Abraham Laboriel, Steve Gadd, Steve Lukather e Jeff Porcaro, Michael Omartian, David Foster, Dean Parks, George Duke, Larry Williams e tanti altri mostri sacri, turnisti o leader di altre band che fossero! Menzione a parte merita la presenza di Jay Graydon come produttore e musicista, e non solo di questo titolo: uno che ha lavorato per Marvin Gaye e Aretha Franklin, per gli Earth, Wind & Fire e Donna Summer, per i Manhattan Transfer e Gino Vannelli, per Dionne Warwick e Barbra Streisand; uno che ha suonato la chitarra in “Peg” su “Aja” degli Steely Dan e che soltanto un fiutatore come Alan Sorrenti lo volle e lo ottenne per dei suoi storici successi. Il che è tutto dire. Graydon merita un monumento di affetto. Ed un grazie a chi, dalla radio libera, sprigionava nell’etere le note di “Roof Garden”, “We’re in This Love Together”, “Closer To Your Love”, o la stessa title track dell’album a cinque stelle. 9 gioie presenti nel roseo alveo di un album che non ci si stanca mai di sentire! E se non vi piace questo disco, vi meritate solo Mario Biondi.
Pino Morelli